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Garibaldi, il suo pensiero. I suoi discendenti in Perù

Intervento dell'Ing. Luis Canzio in occasione dell'inaugurazione
della mostra "I Garibaldi dopo Garibaldi" a Genova. Febbraio 2004.


Luis Canzio è bisnipote in linea diretta di Giuseppe ed Anita Garibaldi. Suo padre Manlio era figlio di Anzani Canzio, secondo figlio di Teresa Garibaldi e Stefano Canzio. Per questa prima visita in Europa dai tempi lontani dell'emigrazione di suo bisnonno Anzani, alla fine dell'800, Luis era accompagnato dalla moglie Maria Eugenia e dal figlio Renzo. Consideriamo di grande interesse questa sua testimonianza che ci restituisce, con una freschezza d'animo impareggiabile, il pensiero di una famiglia che ha lasciato l'Italia portandosi in cuore chiare idealità, e le ha conservate tali attraverso le generazioni.La redazione ha lasciato al testo di Luis Canzio tutta la sua spontaneità.

Vorrei congratularmi per la bella iniziativa del Museo di Riofreddo e dell'Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini ed inoltre ringraziare per il suo invito la Sig.ra Annita Garibaldi Jallet, pronipote dell'eroe di due mondi. Questo è per me e la mia famiglia un momento di piena felicità. Espongo brevemente chi siamo e a quale tradizione ci riallacciamo.

Chi è per noi Giuseppe Garibaldi ?

"Vedere un fratello in ogni essere umano, e la propria madre patria in tutte le nazioni oppresse: quella fu la missione alla quale Giuseppe Garibaldi rimase fedele fino alla fine dei suoi giorni... " (1)
Rinunciare volontariamente agli interessi personali per prendersi cura degli interessi delle grandi maggioranze, privarsi della propria libertà per l'onore di arruolarsi come volontario e lottare per la libertà delle città e nazioni oppresse, perpetuare la tradizione gloriosa della camicia rossa, affrontare dolore, disagi, e l'ignominia dell'incomprensione, dell'esilio e persino della morte, per appagare la sete di giustizia e di libertà.....Quella era la missione che Giuseppe Garibaldi e il movimento garibaldino incarnarono, non solo in Italia, ma anche altrove in Europa ed in America: non un partito politico, ma un movimento internazionalista e popolare.
Giuseppe Garibaldi non solo seppe come mobilitare le masse impoverite della campagna e della città in Brasile, Uruguay e l'Italia, ma diede una coscienza politica a questo movimento popolare, in Messico, gli Stati Uniti, Argentina, Cile e il Perù, per parlare soltanto dell'America.

Un degno nipote di Garibaldi: Anzani Canzio.

Tale è il caso del giovane Anzani, di 27 anni, figlio di Stefano Canzio e di Teresita Garibaldi. Emilio Sequi, nel 1911, racconta della sua partecipazione ad una rivoluzione popolare in Cile nel 1891, "fu il primo a rispondere contro la minaccia di libertà del popolo e del regime democratico in pericolo, incitòlla gioventù coraggiosa di tutte le nazioni, (...). Si arruolò fra i volontari, attraversò a piedi la Cordigliera delle Ande e dopo un mese di privazioni e fatiche, arrivò a Iquique dove fu ammesso nell'esercito rivoluzionario col grado di Capitano di Artiglieria. Cosi' partecipa alla campagna intera che finì con le vittorie di 'Concon' e 'La Placilla', e con la capitolazione di Valparaíso e la caduta di Balmaceda".
Tutti i giornali del Cile che appoggiavano la causa rivoluzionaria -e principalmente "il Mercurio" di Valparaíso- parlaronoo delle gesta veramente eroiche di Canzio durante la difficile campagna, gli resero omaggi ed onori. Il nuovo governo lo promosse a Maggiore di Artiglieria dell'Eesercito permanente, ma lui, rifiutò: aveva servito una causa che aveva trovato nobile e giusta, aveva avuto la soddisfazione di trionfare, e per lui questo bastava. Non rifiuto' solo la promozione, mar restituì anche la divisa. Quest'atteggiamento non piacque a qualche anima superficiale senza ideali, ma gli onesti d'ogni partito lo ritennero degno del figlio di Stefano Canzio" (2).

In Perù, il movimento garibaldino era formato da rifugiati politici, dopo le fallite rivoluzioni nel 1848 e 1849 in Italia. Lo stesso Giuseppe Garibaldi era stato in Perù tra il 1851 ed il 1852, durante il suo secondo esilio. Acquisisto' la nazionalità peruviana, probabilmente in esecuzione delle leggi peruviane per l'ottenimento della licenza di Capitano di Nave. Con questa licenza ha potuto poi commandare la nave "Carmen" diretta in Cina(3). L'immigrazione in Perù si accentuò dopo il 1860, con la presenza di non pochi garibaldini che avevano combattuto per l'unificazione italiana, anche tra i "Mille".
Le idee repubblicane e liberali dei seguaci di Garibaldi e Mazzini si consolideranno nella colonia italiana del Perù. Lo dimostra la partecipazione attiva della colonia italiana, anche con raccolte di fondi, alla guerra del Perù contro la Spagna che manifestava l'intenzione di riconquistare le sue antiche colonie, dal 1864 al 1866. Garibaldi, dal suo esilio di Caprera, nel 1864, disse: "Un'aggressione contro il territorio peruviano ha provocato il grido di biasimo e vendetta in tutte le nazioni sorelle" di fronte alla "ripugnante associazione delle tirannie dell'Europa per la schiavitù comune"(4). Circa 400 italiani si organizzarono per aiutare il Perù, molti di loro appartenevano alla "Bomba Roma" e parteciparono al combattimento il 2 maggio 1866 che finì con la vittoria peruviana. (5).

Nel 1879 l'esercito cileno invase il Perù. Una sanguinosa guerra fu finanziata da capitalisti inglesi, per la cattura del "guano" e il "salitre" che aveva in quel momento molto valore commerciale. Queste risorse si trovavano a sud delle costi peruviane e boliviane. Vi fu da parte cilena un crudele genocidio ed il saccheggio del territorio peruviano, con la perdita del porto d'Arica e della provincia di Tarapacá. La colonia italiane raccolse fondi per aiutare il Perù, e già dal maggio di 1879, 411 italiani si quotarono per contribuire per la preparazione della guerra (6).Membri notevoli della comunità italiana parteciparono attivamente alla campagna militare, come il Colonnello Francisco Bolognesi, figlio d'immigranti italiani ed eroe nazionale del Perù; come Emilio Sequi, uno degli intellettuali più notevoli nella colonia italiana, che ebbe il grado di Capitano d'Artiglieria. Partecipo' la Società dei Pompieri di Chorrillos, di nome "Garibaldi", a Lima . "Nel 1879 compi' il gravoso lavoro di spegnere l'incendio di numerose case da parte degli invasori : 14 membri italiani di quella Società di Pompieri, furono catturati e 13 di loro furono fucilati , sotto l'accusa di avere organizzato una brigata garibaldina che aveva partecipato alla battaglia" (7).

Giuseppe Garibaldi, secondo il francese Monjier "Aveva una natura di leone; la sua voce era decisa. Nei momenti di collera era formidabile; ma nel riposo, il suo sguardo era calmo ed il suo sorriso dolce. Non si poteva dire che fosse un genio; piuttosto sembrò un apostolo. Lui credeva in se stesso, e per questo proseguiva sempre avanti, senza paura né esitazioni. Sembrò provocare dei miracoli.." (8).
Questo fu il modello che si propose ad Anita, ed ai loro figli e che tentarono di seguire. Lo si ritrova in Anzani Canzio, nipote dell'Eroe, descritto da Emilio Sequi.

Questa affermazione è provata, quando Emilio Sequi descrive Anzani Canzio del modo seguente :
"Lui, veramente modesto, non dice nulla della sua opera, buona e feconda. Si limito ad esporre chiare e precise sugli altri immigranti ai quali è affettuosamente vincolato. (...) Canzio è un uomo di aspetto simpaticissimo: è alto, robusto, di fronte ampia e occhi dolci e fieri allo stesso tempo. Ha carattere vivo, avventuroso, audace, intelligenza svegliata, mente colta e valore eroico. Sincero, nobile e generoso fino alla prodigalità, quasi sprezzante di ogni materiale benessere. È fiamma viva di patriottismo alto, degno e vigile. È confortato dall'amore e dalla stima di tutti quelli che lo circondano, perché è degno nipote dell'Eroe di due mondi, e degno figlio di Stefano Canzio e di Teresita Garibaldi." (9).

Ma chi era Anzani ?

Anzani Canzio nacque il 17 gennaio 1864 a Genova, buona parte della sua infanzia la passò a Caprera con i genitori ed i fratelli, nella casa dell'illustre nonno. Finiti gli studi nel "Collegio Nazionale" di Genova, frequento' l'Istituto Tecnico: Ottenuto il diploma, si arruolò nell'Esercito con il grado di Tenente di Artiglieria.
Probabilmente per ragioni politiche, nel 1888, Anzani, che aveva 24 anni, emigrò in l'Argentina. Lavorò nella Casa Medici di Buenos Aires, vi fece esperienza in ingegneria ma poi partì volontario quando esplose la rivoluzione popolare in Cile, di cui si è detto prima, nel 1891. Essa culminò con la caduta di Balmaceda.
In seguito, Anzani arrivò a Lima ed insieme al suo amico d'infanzia, Arturo Molinari, viaggiarono per la selva centrale del Perù e lì si stabilirono nella città di La Merced, nella Valle di Chanchamayo, dove c'era, dal 1875, una Colonia Agricola di italiani, voluta dal presidente peruviano Pardo.
Anzani ebbe, due figli da due unioni: Anita e Manlio. Era anticlericale, nel solco della tradizione famigliare, ed era massone: non volle che suo figlio Manlio fosse battezzato, ma egli fu battezzato in segreto da sua madre.
Manlio ricordava suo padre come un uomo alto, robusto, energico e risoluto, molto affettuoso ed onesto fino alla sazietà, esploratore confermato della selva e tra altre attività, tecnico in misurazioni di terre ed esperto nell' elaborazione di progetti e carte agricole per definire le proprietà. Proprietario di terre agricole, fece alcune donazioni ad istituzioni locali, come per esempio il terreno sul quale è costruito ora l'edificio della Polizia Nazionale. Rimase tutta la sua vita un'acceso anticlericale, e tento'di diffondere attorno a se i suoi convincimenti, in una società dove non era di certo facile.
Anzani morì il 25 giugno 1926, a 62 anni. Il giorno del suo funerale, la città intera di La Merced espose bandiere italiane e peruviane, come segno di lutto. ' sepolto nel Cimitero Generale di La Merced.

Manlio Canzio, emulo di suoi padre nella vita civile.

Manlio Canzio, figlio di Anzani, nacque a La Merced il 23 marzo 1916.A 10 anni suo padre decise di mandarlo in Italia perché vi riceva un'educazione conforme alla sue aspirazioni. Ma la madre di Manlio si oppose, e pochi mesi dopo Anzani morì. Manlio e sua madre ritornarono a La Merced, dove, adolescente, lavorò come assistente nel negozio di un immigrante cinese, che lo rese partecipe della sua cultura. Quando morì sua madre, Manlio, a 21 anni, iniziò a lavorare nella costruzione di strade pubbliche, nella selva, in qualità di topografo, materia che aveva studiato per corrispondenza.
Manlio sposò con Rosa Alvarez. Hanno avuto cinque figli: María, José, Carlos, Mario e chi scrive, Luis. Manlio non militava per un partito pero' il ricordo di alcune considerazioni di suo padre lo inserirono presto nelle lotte politiche del popolo peruviano della metà del secolo scorso. Nel 1945, il Perù conobbe una grave crisi sociale ed economica per l'inettitudine del suo Governo, di parte aprista. Il popolo era ridotto alla fame. Manlio si presto come volontario per la distribuzione dei sostentamenti, ma fu rapidamente deluso, quando verificò che i primi serviti erano le autorità apriste e i militanti del partito. Solo quello che restava andava ai poveri che avevano aspettano per lunghe ore un pezzo di pane.
Nel 1950 vi fu un terribile terremoto nella selva centrale del Perù, i danni furono considerevoli, le strade pubbliche, i ponti, le case, furono distrutte.. Manlio che lavorava nella "Caja de Depositos y Consignaciones" dello Stato (più tardi denominato Banca della Nazione) in un paesino lontano da La Merced, San Luis di Shuaro, seppe che la casa dove sua moglie e i suoi figli vivevano, a Tarma, era crollata. Manlio riusci' a raggiungerli in quattro giorni, a piedi per le campagne distrutt , senza fermarsi e sanza mangiare e rissenti' a lungo per quello sforzo immane.
Lavoro' più di tre decenni nella Banca della Nazione dove ebbe importanti responsabilità dirigenziali. Partecipo' attivamente alla vita sindacale. I suoi compagni lo chiamavano affettuosamente "il colonnello Canzio" , giusto riconoscimento per le sue convinzioni ele sue azioni.
Manlio era una persona di piacevole conversazione, onesto e responsabile, affettuoso con i suoi figli e nipoti, puntuale nell'ora e nella parola che erano leggi per lui. Era sempre rispettoso e di buon umore, sensibile col più debole ed intollerante di fronte all'abuso.
Inculcò ai suoi bambini valori e principi di vita, con l'esempio personale ed in memoria dell'insegnamento di suo padre. Quando c'era qualche situazione dove si mettevano alla prova questi valori, diceva: "Non dimenticate il cognome che portate e che pochi hanno l'orgoglio di avere".
Manlio morì il 28 febbraio 2002, poco prima degli 86 anni.. Riposa nel Cimitero Generale di Huancayo, città dove sua moglie risiede. Ha inculcato alla sua famiglia il senso dell'unità e della solidarietà, anche ai fini di mantenere intatta la loro tradizione nell'impegno politico e sociale.

Finalmente si realizza un sogno di Manlio, l'incontro con i nostri parenti in Italia, che hanno ricevuto anch'essi un patrimonio di valori, il senso del sacrificio e del dovere, un sogno per il futuro. Le possibilità offerte dalla tecnologia ci permetteranno di mantenere il legame che nasce con questo evento, e di confortarci reciprocamente nel nostro comune sentire.

Luis Canzio
Perú, febbraio 2004

Note

( 1 ) "Garibaldi", Andrea Viotti, Ed. Salvat, p. 196.
( 2 ) "La vita italiana nella Repubblica del Perú", Emilio Sequi / E. Calcagnoli, 1911.
( 3 ) "Los italianos en la sociedad peruana", Giovanni Bonfiglio, p.118.
( 4 ) "La presenza di Garibaldi in Perú", Augusto Ferrero Costa.
( 5 ) "Los italianos en la sociedad peruana", Giovanni Bonfiglio, p.126.
( 6 ) "Los italianos en la sociedad peruana", Giovanni Bonfiglio, p.81.
( 7 ) "Los italianos en la sociedad peruana", Giovanni Bonfiglio, p.111.
( 8 ) "Garibaldi", Andrea Viotti, Ed. Salvat, p. 10
( 9 ) Emilio Sequi. op.cit 1



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